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[mtb] La Carcassa: alla scoperta delle coperture
Data 23/06/2010 10:23  Autore adilo63  Hits 312  Lingua Globale
1 - Punto di contatto tra il suolo e la bicicletta, le gomme rivestono un ruolo fondamentale
per garantire stabilità, aderenza e trazione, in abbinamento a quelle doti di scorrevolezza
e robustezza che mai devono mancare in un pneumatico da fuoristrada LA CARCASSA

LA CARCASSA
Un classico comportamento dell’acquirente è quello di osservare con aria seria il battistrada nel tentativo di intuire le caratteristiche e il comportamento di una gomma. In realtà l’aspetto esteriore è solo uno tra i tanti fattori che collaborano per definire l’impiego di una copertura rispetto ad un’altra, ma sicuramente non l’elemento determinante. In fase di studio infatti, le case costruttrici si pongono come primo obiettivo il livello di scorrevolezza e il grado di robustezza. Due parametri agli opposti, praticamente una coperta corta dove non potendo arrivare su entrambi gli estremi va deciso già in fase progettuale quali caratteristiche privilegiare. Tutto ha quindi inizio dalla carcassa, ovvero dallo scheletro di una gomma costituito da una sorta di tessuto che in base alla sua realizzazione e posizionamento è in grado di influenzare pesantemente il rendimento della copertura. Sostanzialmente si tratta di “fogli di tela” realizzati nella maggior parte dei casi con fili di nylon affiancati di differente spessore. Ovviamente più questi fili sono grossi e minore sarà il loro numero, mentre un esame al microscopio evidenzierà anche una maggior presenza di gomma nell’intercapedine tra filo e filo. Stiamo infatti parlando proprio del cuore di una gomma e niente viene lasciato al caso. Il numero dei fili che compongono la trama (TPI: Threads Per Inch) è fondamentale e varia da un minimo di circa 22 per pollice lineare fino ad un massimo di 120 per la mountain bike, ma che possono ulteriormente crescere nei copertoni da strada e arrivare fino ad un fittissimo tessuto in cotone puro nelle specialissime realizzazioni per la pista.

tpi


Il concetto di base è che ad un maggior numeri di fili corrisponde la massima scorrevolezza (sinonimo di gomma di alta gamma nel settore strada), mentre fili grossi comportano una maggiore robustezza e di conseguenza una resistenza agli urti molto utile nel fuoristrada, anche se è il compromesso la via da seguire per trovare il mix giusto tra queste caratteristiche, ovvero quello che determina la riuscita o meno di una gomma. Ed è a questo punto che entrano in scena i tecnici delle varie case costruttrici, che tramite approfonditi studi cercano di realizzare una carcassa idonea al loro obbiettivo considerando che proprio il settore MTB risulta tra i più ostici e ricco di variabili. Sarebbe facile andare di “rozzerie” con inseri metallici come fanno auto e moto, ma su una bici il grammo alla ruota è cosa troppo importante. Il radiale, che a livello teorico probabilmente darebbe il migliore risultato, su una mountain bike attualmente è ancora un miraggio a causa delle particolari esigenze in gioco. Per le gomme delle bici da corsa invece la direzione da seguire è chiara: massima scorrevolezza e leggerezza. Quindi tele sottili e morbide che consentano al copertone di flettersi attorno alle irregolarità dell’asfalto evitando contraccolpi e garantendo un’ideale impronta a terra.

scorrevolezza


Anche sulle stradali è ovviamente importante la tenuta della spalla e quindi la precisione di traiettoria in curva, ma indubbiamente i problemi grossi arrivano dal fuoristrada con i suoi tratti di terreno duro alternati a quelli friabili tra fango e sassi da pedalare tra scatti improvvisi e derapate. Ecco allora che il foglio di tela viene piegato completamente su se stesso raddoppiando gli strati oppure limitato ai soli fianchi o al centro, sovrapposto, aggiunto, tagliato... ogni piccola modifica che riguarda la carcassa ha un riscontro sul rendimento della gomma e anche l’angolo di inclinazione delle tele può mutare sensibilmente il livello di reattività di una gomma.

sezione Geax

Entrare nel dettaglio sarebbe lungo e complesso, rimaniamo in superficie dicendo solo che due strati si flettono meno (e quindi scorrono meno), ma sono più robusti e quindi ideali per usi gravosi come freeride e downhill, pur creando vari problemi a livello di produzione che solo poche case sono in grado di fronteggiare. Più diffuso lavorare su dei rinforzi di tela, magari di differente tramatura, aggiunti ad hoc solo sui fianchi per dare maggior sostegno in piega e resistenza ai tagli pur lasciando il battistrada libero di deformarsi.

per l'articolo completo visitate il sito terrakruda
foto e testi di terrakruda
colibri
Domanda: come c...o faccio a farti sempre i complimenti senza diventare noioso, ripetitivo e ruffiano???
23
Giu
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